Quando la tecnologia corre più veloce di noi

L’intelligenza artificiale continua a evolversi. Ma la nostra capacità di comprenderla e usarla responsabilmente riesce a seguirla?

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Viviamo in un’epoca particolare.

In pochi anni, la tecnologia ha trasformato profondamente il nostro modo di lavorare, studiare, comunicare e perfino di prendere decisioni.

Molte di queste innovazioni hanno migliorato concretamente la nostra vita.

Possiamo comunicare con una persona dall’altra parte del mondo in pochi secondi. Possiamo accedere a una quantità enorme di conoscenze. Possiamo utilizzare strumenti che, fino a pochi anni fa, sembravano appartenere alla fantascienza.

E oggi, con l’intelligenza artificiale, questo cambiamento sembra diventare ancora più veloce.

Ma proprio questa velocità mi fa pensare a una domanda:

noi esseri umani stiamo imparando a usare la tecnologia con la stessa velocità con cui la stiamo sviluppando?


Quando il progresso perde l’equilibrio

A mio avviso, esiste una distanza crescente tra il progresso tecnologico e la nostra capacità di comprenderne pienamente le conseguenze.

La tecnologia può cambiare in pochi mesi.

Le nostre abitudini, le istituzioni, le leggi e il modo in cui comprendiamo ciò che è giusto o sbagliato, invece, spesso richiedono molto più tempo.

Non significa che la tecnologia sia negativa.

Al contrario.

Molte innovazioni hanno migliorato enormemente la qualità della nostra vita.

Il problema nasce quando uno strumento diventa più potente della nostra capacità di usarlo con consapevolezza.

Pensiamo a Internet.

Quando una nuova tecnologia entra nella vita quotidiana, spesso iniziamo a usarla prima ancora di averne compreso completamente i rischi.

Solo in seguito iniziamo a discutere seriamente di privacy, sicurezza, dipendenza, disinformazione, responsabilità e possibili abusi.

In un certo senso, prima arriva lo strumento.

Poi iniziamo a capire che cosa abbiamo creato.

E solo dopo cerchiamo di costruire delle regole.

Ma nel frattempo, la tecnologia continua a cambiare.


Abbiamo bisogno di regole?

Credo di sì.

Non perché una legge possa risolvere ogni problema.

E nemmeno perché le persone debbano essere controllate in ogni momento.

Le regole possono avere un’altra funzione:

definire dei limiti, chiarire le responsabilità e proteggere le persone quando il potere di uno strumento diventa molto grande.

Senza regole chiare, aumentano gli spazi di incertezza e di abuso.

Ma anche creare buone regole è difficile.

Una tecnologia può svilupparsi in pochi mesi.

Una legge, invece, richiede discussione, confronto, approvazione e applicazione.

E può accadere che, quando una norma entra finalmente in vigore, la tecnologia sia già cambiata.

Questo significa che dobbiamo rinunciare a regolamentare?

Non credo.

Significa piuttosto che dobbiamo accettare una realtà:

le leggi non saranno mai perfette e non potranno prevedere ogni situazione futura.

Anche le regole devono essere capaci di cambiare.


L’era dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è forse uno degli esempi più chiari di questo problema.

Oggi la utilizziamo per lavorare, studiare, tradurre, scrivere, programmare, analizzare informazioni e creare immagini.

Anch’io la utilizzo.

E sarebbe difficile negare quanto possa essere utile.

Ma uno strumento utile non è automaticamente uno strumento innocuo.

Pensiamo al fuoco.

Il fuoco può riscaldare una casa.

Può cucinare il cibo.

Può salvare una persona dal freddo.

Ma può anche distruggere.

Pensiamo a un coltello.

Può essere uno strumento quotidiano indispensabile.

Ma può anche diventare un’arma.

Il problema, quindi, non è sempre lo strumento in sé.

Spesso dipende da chi lo utilizza, per quale scopo e con quale responsabilità.

L’intelligenza artificiale rende questa domanda ancora più importante perché può essere utilizzata su una scala molto più grande.

Può aiutare milioni di persone.

Ma può anche amplificare errori, manipolazioni e abusi.

Per questo credo che parlare soltanto di ciò che l’IA può fare non sia sufficiente.

Dovremmo anche chiederci:

che cosa dovremmo fare con ciò che possiamo fare?


La legge non può decidere tutto al posto nostro

Qui arriviamo a un punto che considero fondamentale.

Possiamo creare leggi.

Possiamo costruire sistemi di controllo.

Possiamo stabilire regole.

Ma nessuna legge potrà dirci come comportarci in ogni singola situazione.

Ci sarà sempre uno spazio in cui una persona dovrà scegliere.

Posso utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutarmi a comprendere meglio qualcosa.

Oppure posso utilizzarla per fingere di sapere ciò che non so.

Posso usarla per migliorare il mio lavoro.

Oppure per appropriarmi del lavoro di altri.

Posso usarla per risparmiare tempo.

Oppure posso permetterle di sostituire completamente il mio giudizio.

La tecnologia non elimina la responsabilità personale.

In alcuni casi, forse, la rende ancora più importante.


Essere capaci non significa essere pronti

Viviamo in un’epoca in cui spesso ci chiediamo:

Possiamo farlo?

Possiamo creare un sistema più potente?

Possiamo automatizzare questo lavoro?

Possiamo generare immagini più realistiche?

Possiamo raccogliere più dati?

Possiamo andare ancora più velocemente?

Ma forse dovremmo aggiungere un’altra domanda:

Siamo pronti a farlo?

Essere tecnicamente capaci di fare qualcosa non significa necessariamente essere culturalmente, moralmente o socialmente pronti ad affrontarne le conseguenze.

Ed è proprio qui che, secondo me, nasce uno dei problemi più importanti del nostro tempo.

La tecnologia evolve.

Ma anche la nostra responsabilità deve evolvere.


Becoming, anche nella tecnologia

Forse anche questo fa parte del nostro continuo divenire.

Non possiamo semplicemente utilizzare strumenti sempre più potenti continuando a pensare esattamente come prima.

Dobbiamo imparare.

Adattarci.

Mettere in discussione alcune abitudini.

Creare nuove regole quando necessario.

Ma soprattutto dobbiamo sviluppare una maggiore consapevolezza.

Perché una tecnologia più avanzata non rende automaticamente una società più saggia.

E una società più veloce non è necessariamente una società migliore.

Per questo, quando penso all’intelligenza artificiale e alle tecnologie che verranno dopo, non mi chiedo soltanto:

“Che cosa riusciremo a creare?”

Mi chiedo anche:

“Che tipo di persone diventeremo usando ciò che abbiamo creato?”