Imperfetti, ma alla ricerca della verità
Non possiamo possedere tutta la verità, né eliminare ogni imperfezione. Eppure possiamo continuare a cercare, correggerci e migliorare. Forse diventare significa proprio questo: accettare i nostri limiti senza smettere di avvicinarci a ciò che è vero e giusto.
Accettare i nostri limiti non significa smettere di cercare ciò che è vero.
In questo mondo è difficile trovare qualcosa di completamente perfetto, qualcosa che non abbia alcun difetto.
Come ho scritto in una riflessione precedente, non credo che noi esseri umani possiamo possedere la verità in modo assoluto e completo, senza alcuna possibilità di errore.
Vediamo sempre soltanto una parte della realtà.
La osserviamo attraverso le nostre esperienze, ciò che abbiamo imparato, le nostre ferite e il punto dal quale guardiamo il mondo.
Ma questo non significa che dobbiamo smettere di cercare la verità.
E non significa nemmeno che dobbiamo rinunciare a migliorare soltanto perché la perfezione sembra impossibile da raggiungere.
Forse è vero il contrario.
Il fatto stesso che continuiamo a parlare della verità dimostra quanto ne sentiamo il bisogno.
Se non desiderassimo conoscere ciò che è vero, perché dovremmo preoccuparci della falsità, dell’errore o dell’ingiustizia?
Quando riconosciamo che qualcosa è falso, stiamo anche dicendo che potrebbe esistere una risposta più sincera e più vicina alla realtà.
Quando riconosciamo un errore, comprendiamo che qualcosa potrebbe essere fatto meglio.
Un cerchio perfetto
Forse tutto questo può sembrare un po’ astratto.
Proviamo allora a pensare a un cerchio.
In matematica possiamo immaginare un cerchio perfetto: ogni suo punto si trova esattamente alla stessa distanza dal centro.
Conosciamo anche π, il numero che descrive il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio. Le sue cifre decimali continuano senza terminare.
Nel mondo fisico, però, non riusciamo a riprodurre un cerchio con una perfezione assoluta.
Anche usando uno strumento molto preciso, resteranno sempre piccole irregolarità. Il materiale, lo spessore della linea, il movimento della mano e lo strumento stesso hanno dei limiti.
Questo non rende inutile l’idea del cerchio perfetto.
Al contrario, è proprio perché possediamo quell’idea che possiamo osservare il cerchio reale, riconoscerne le imperfezioni e cercare di renderlo più preciso.
Forse non raggiungeremo mai la perfezione.
Ma possiamo continuare ad avvicinarci.
Ridurre l’errore
Qualcosa di simile accade nella fisica.
Quando facciamo una misurazione, possono comparire degli errori casuali. Possono essere causati da piccoli cambiamenti difficili da prevedere: una variazione della temperatura, una vibrazione o una diversa condizione dell’ambiente.
Per questo una misura non è sempre precisa al cento per cento.
Possiamo però ripeterla, confrontare i risultati, controllare meglio le condizioni e utilizzare strumenti più precisi.
Forse non riusciremo a eliminare completamente ogni margine di errore.
Ma possiamo ridurlo.
Possiamo ottenere un risultato più affidabile, senza fingere che sia perfetto.
Per me, questo contiene un insegnamento importante.
Il fatto che non possiamo eliminare ogni errore non significa che dobbiamo smettere di provare.
Ma non significa nemmeno che dobbiamo considerare inaccettabile ogni piccola imperfezione.
Possiamo migliorare ciò che può essere migliorato e, nello stesso tempo, accettare che qualcosa resterà sempre incompleto.
Accettare non significa arrendersi
Lo stesso vale per noi.
Abbiamo dei difetti. Possiamo essere impazienti, orgogliosi, insicuri, egoisti o poco attenti agli altri.
Alcuni di questi aspetti possono cambiare.
Possiamo imparare ad ascoltare, riconoscere i nostri errori, chiedere scusa e comportarci in modo più responsabile.
Ma probabilmente non arriveremo mai a essere completamente privi di difetti.
Accettare questa realtà non significa arrendersi.
Accettarsi non vuol dire pensare che tutto ciò che facciamo sia giusto.
Significa riconoscere il nostro valore anche mentre cerchiamo di cambiare.
Possiamo accettare la persona che siamo oggi senza pensare di dover rimanere per sempre così.
Possiamo cercare di migliorare senza vivere come se fossimo continuamente qualcosa di rotto da riparare.
Abbiamo bisogno di entrambe le cose: il desiderio di crescere e l’umiltà di riconoscere i nostri limiti.
Anche le regole sono imperfette
Anche le teorie, le leggi e le decisioni umane hanno dei limiti.
Una legge può nascere con l’intenzione di proteggere le persone, ma non riuscire a prevedere ogni situazione concreta.
Una decisione può sembrare giusta e, nello stesso tempo, produrre conseguenze che non avevamo immaginato.
Questo non significa che tutte le leggi siano uguali o che ogni decisione debba essere accettata.
Dire che nulla è perfetto non significa dire che tutto va bene.
Alcune scelte sono più giuste di altre. Alcune proteggono maggiormente la dignità delle persone. Altre provocano sofferenza e devono essere cambiate.
Pensiamo, per esempio, a una situazione in cui l’interesse di una persona entra in conflitto con quello di molte altre.
Dovremmo sempre scegliere ciò che conviene alla maggioranza?
Oppure dovremmo sempre proteggere il singolo?
Non credo che esista una risposta capace di risolvere automaticamente ogni situazione.
Se guardiamo soltanto alla maggioranza, rischiamo di dimenticare la dignità e i diritti di una persona.
Se guardiamo soltanto al singolo, potremmo ignorare le conseguenze che una scelta avrà su tutti gli altri.
Per questo ogni situazione richiede attenzione.
Valutare caso per caso non significa che tutto sia relativo.
Significa riconoscere che la giustizia richiede responsabilità, ascolto e discernimento.
Continuare a cercare
Prima di prendere una decisione o di iniziare qualcosa di nuovo, forse dovremmo fermarci per un momento.
Potremmo domandarci:
Perché voglio farlo?
Quali conseguenze potrebbe avere?
Sto cercando ciò che è vero e giusto, oppure soltanto ciò che è più comodo per me?
Sono disposto a riconoscere un errore e a cambiare?
Forse non possederemo mai tutta la verità.
Forse le nostre decisioni resteranno sempre, almeno in parte, imperfette.
Ma questo non rende inutile la ricerca.
Possiamo accettare che il mondo non sia perfetto senza diventare indifferenti ai suoi difetti.
Possiamo accettare noi stessi senza smettere di crescere.
Possiamo riconoscere i nostri limiti e continuare, con pazienza, a ridurre gli errori.
Diventare non significa raggiungere finalmente la perfezione.
Significa continuare a cercare, correggersi, imparare e accogliere con umiltà ciò che siamo.