Perché Becoming? Vivere in un mondo che cambia
Cambiamento, direzione e la domanda che ha dato origine a Becoming.
Cambiare non basta. La vera domanda è: verso che cosa stiamo diventando?
Ho l’impressione che oggi la parola “verità” significhi qualcosa di diverso per ognuno di noi.
Ognuno guarda il mondo attraverso la propria esperienza, la propria storia e la cultura in cui è cresciuto. Per questo, a volte, sembra quasi impossibile trovare una verità capace di parlare a tutti nello stesso modo.
Questo, però, non significa necessariamente che la verità non esista.
Significa forse che la nostra comprensione della verità può essere incompleta.
Possiamo vedere una parte del problema e non un’altra. Possiamo essere convinti di qualcosa e, con il tempo, accorgerci che avevamo ignorato un elemento importante.
La storia ce lo ricorda continuamente.
Per molto tempo, ad esempio, il modello geocentrico — l’idea che il Sole e gli altri corpi celesti ruotassero intorno alla Terra — è stato considerato corretto da molte persone. Con il progresso delle conoscenze, il nostro modo di comprendere il mondo è cambiato.
La realtà non era cambiata.
Era cambiato il nostro modo di comprenderla.
E forse è proprio questo il punto.
Il mondo non rimane immobile.
Le conoscenze cambiano.
La tecnologia cambia.
La società cambia.
Il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e viviamo insieme cambia.
E anche noi cambiamo.
Siamo, continuamente, in divenire.
In inglese esiste una parola che descrive bene questo movimento:
Becoming.
Perché “Becoming”?
Ho scelto questa parola come nome del mio blog perché non credo che una persona sia qualcosa di definitivamente compiuto.
Non siamo prodotti finiti.
Siamo continuamente trasformati da ciò che viviamo, dalle persone che incontriamo, dalle nostre scelte, dai nostri errori, dalle nostre ferite, dalla fede, dai dubbi e dalle domande che abbiamo il coraggio di affrontare.
Ma per me Becoming non significa semplicemente cambiare.
Non significa nemmeno inseguire ogni novità soltanto perché è nuova.
Significa imparare a vivere nel proprio tempo senza smettere di chiedersi ciò che conta davvero.
E questo, oggi, è diventato particolarmente importante.
Il mondo cambia molto velocemente.
Pensiamo, ad esempio, a molte persone anziane.
Non perché siano meno intelligenti o meno capaci.
Semplicemente, il mondo intorno a loro è cambiato molto più velocemente di quanto avessero immaginato.
Oggi molti servizi pubblici, documenti, pagamenti, prenotazioni e perfino alcune forme di comunicazione quotidiana passano attraverso uno smartphone o un computer.
Chi non ha avuto la possibilità di adattarsi può ritrovarsi a dipendere dall’aiuto dei figli, dei nipoti, di altre persone o delle istituzioni.
Questo non significa che gli anziani abbiano sbagliato.
E non significa che il nuovo sia sempre migliore del vecchio.
Significa semplicemente che il mondo continua a cambiare anche quando noi vorremmo fermarci.
E questo esempio mi fa pensare a una domanda:
Se un giorno il mondo cambiasse in un modo che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare, saremmo ancora capaci di vivere in modo autonomo?
Forse nessuno di noi può permettersi di smettere completamente di imparare.
Soprattutto noi giovani.
Perché ciò che oggi ci sembra naturale, un giorno potrebbe diventare antico.
Ma come possiamo vivere questo continuo divenire?
Qui, però, nasce un altro problema.
Cambiare non basta.
Una persona può cambiare continuamente e, allo stesso tempo, sentirsi completamente perduta.
Possiamo imparare nuove tecnologie, cambiare lavoro, cambiare idee, cambiare città, cambiare abitudini.
Ma se non sappiamo verso quale direzione stiamo andando, il cambiamento può diventare soltanto movimento.
E il movimento, da solo, non significa crescita.
Per questo credo che dobbiamo prestare attenzione non soltanto al fatto che stiamo cambiando, ma anche al modo in cui stiamo cambiando.
Verso che cosa stiamo andando?
Che tipo di persona stiamo diventando?
Che cosa stiamo cercando?
Che cosa siamo disposti a perdere?
Che cosa, invece, vale la pena custodire?
Per me, queste domande sono fondamentali.
Perché una persona senza una direzione può facilmente sentirsi disorientata.
Non serve avere immediatamente tutte le risposte.
Probabilmente nessuno di noi le ha.
Ma credo che abbiamo bisogno almeno della volontà di cercare una direzione.
Cambiare non basta.
Occorre anche chiedersi verso che cosa stiamo cambiando.
Tra tradizione e cambiamento
C’è poi un’altra questione che considero importante.
Il rapporto tra tradizione e cambiamento.
Quando il mondo cambia, può nascere la tentazione di pensare che tutto ciò che appartiene al passato debba essere abbandonato.
Ma non credo sia così.
Cambiare non significa cancellare tutto.
Allo stesso tempo, conservare una tradizione non significa necessariamente ripetere ogni cosa esattamente nello stesso modo per sempre.
Forse la sfida è più difficile:
capire che cosa merita di essere custodito e che cosa, invece, ha bisogno di essere ripensato.
La tradizione può contenere esperienza, memoria, valori e conoscenze che non dovremmo perdere.
Ma per continuare a vivere, deve anche essere capace di dialogare con il presente.
Per me, innovare non significa distruggere ciò che esisteva prima.
Significa prendere ciò che ha ancora valore, comprenderlo nuovamente e permettergli di incontrare un mondo diverso.
Il nuovo non deve necessariamente cancellare il vecchio.
A volte può trasformarlo.
E il passato, se rimane vivo, può ancora aiutarci a costruire qualcosa che prima non esisteva.
Una domanda, non una risposta definitiva
È proprio da queste riflessioni che nasce Becoming.
Non ho creato questo spazio perché penso di possedere tutte le risposte.
Al contrario.
L’ho creato perché ci sono molte domande sulle quali continuo ancora oggi a riflettere.
La verità.
La fede.
La libertà.
La responsabilità.
La tecnologia.
La società.
Il rapporto tra tradizione e cambiamento.
E soprattutto il modo in cui tutto ciò contribuisce a trasformare la persona che stiamo diventando.
Qui vorrei osservare queste domande con calma.
A volte attraverso un’esperienza personale.
A volte attraverso un problema della società.
A volte attraverso un libro, un’idea, una tecnologia o qualcosa di molto semplice che accade nella vita quotidiana.
Non voglio dirvi sempre cosa dovete pensare.
Vorrei, prima di tutto, invitarvi a fermarvi un momento.
A osservare.
A fare qualche domanda in più.
E poi a decidere.
Perché il mondo continuerà a cambiare.
Anche noi continueremo a cambiare.
Ma forse la domanda più importante non è semplicemente:
“Cambieremo?”
La domanda è: